Impariamo a chiedere aiuto per aiutarci

Molti di noi, nel corso della vita, hanno attraversato o attraverseranno un momento di disagio emotivo: un cambiamento improvviso, la fine di una relazione, lo stress lavorativo o svariati altri fattori sono in grado di portarci a sperimentare ansia, disturbi psico-somatici, cambiamenti dell’umore, solo per citarne alcuni. Tali sintomi, che inizialmente pensiamo di essere in grado di auto-gestire, possono in alcuni casi aumentare di numero, intensità e durata, tanto da incidere sul nostro funzionamento normale e/o sulle relazioni interpersonali: il disagio diventa allora qualcosa di più e arriva a trascinarci come un vortice, dal quale sembra impossibile uscire.

Quando penso alla parola aiuto mi viene in mente l’immagine di una mano: non a caso si usano comunemente le espressioni chiedere una mano e dare una mano , nell’accezione di chiedere o fornire aiuto a qualcuno. L’aiuto implica un individuo che, metaforicamente, prova a mettere una mano fuori dal vortice di cui parlavamo e che trova, dall’altra parte, una mano amica pronta a tirarlo fuori con forza!

Molto spesso, pur percependo la presenza di un problema, ci blocchiamo e abbiamo paura, l’emozione naturale che si prova di fronte a qualcosa di sconosciuto: proprio per questo dovremmo chiedere aiuto a chi ne sa qualcosa in più, qualcuno che ha gli strumenti per capire cosa ci sta succedendo e soprattutto perché. Non a caso professioni quali lo psicologo e lo psicoterapeuta vengono definite professioni d’aiuto, ovvero professioni il cui obiettivo è quello di sostenere le persone in condizioni di difficoltà, cercando di migliorarne la qualità della vita emotiva.  Ma possiamo anche iniziare da vicino, per poi arrivare lontano: possiamo confidarci con un parente o un amico intimo che magari si è trovato in una situazione simile alla nostra e l’ha affrontata positivamente, chiedendo a sua volta aiuto ad altri, o che comunque, sostenendoci, può darci la spinta iniziale per intraprendere poi un percorso con un professionista.

Ma come si arrivaa chiedere aiuto? Si procede in genere attraverso diversi passaggi:

  • Accettaredi aver bisogno di aiuto: si tratta della parte più difficile del processo, perché richiede il mettere da parte l’orgoglio e ammettere di non poter fare qualcosa da solo. L’immagine positiva di noi stessi può essere inizialmente falsificata dal senso di impotenza che ne deriva, ma al contrario ci verrà restituita più nitida, quando arriveremo alla risoluzione del problema.
  • Superare la negazione: la percezione di essere in grado di risolvere il problema da soli può essere alterata dalla nostra paura dell’ammettere l’esistenza del problema stesso. Finché non chiedo aiuto all’esterno mi illudo che la mia difficoltà non esista, perché la conosco soltanto io. In realtà proprio l’esternazione e la condivisione sono passi fondamentali verso la risoluzione.
  • Vincere l’imbarazzo: di fronte ad un altro, specialmente ad una figura professionale, la sensazione può essere quella di essere invasi in una sfera molto intima e profonda e provare difficoltà o vergogna a comunicare ciò che proviamo. Chiedere aiuto (se ci pensiamo) è però molto meno imbarazzante che arrendersi di fronte ad una difficoltà!
  • Affidarsiall’altro: affidarsi significa avere fiducia e, tornando all’immagine precedente, mettersi nelle mani di qualcuno. La relazione tra un amico che si confida con l’altro, o tra psicologo e paziente, può essere pensata come quella tra una persona bendata e una seconda che gli fa da guida. La fiducia nasce e cresce nell’incontro tra due individui e chiedere aiuto, da una parte, e dare aiuto, dall’altra, portano all’instaurarsi di una fiducia reciproca.

Arrivati a questo punto abbiamo già superato tanti step e abbiamo dimostrato a noi stessi di essere più forti di quello che pensavamo; chiedere aiuto è infatti segno di forza e non di debolezza!  Non ci resta che prendere la mano di chi ha saputo tendercela, accogliendo la nostra richiesta, e proseguire lungo il cammino verso una riacquistata felicità!

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