Autore: Saverio Patrizi
Titolo: CONGO 1926-1927 DIARIO DI CACCIA
Anno: 2005
Editore: EDITORIALE OLIMPIA
Lingua: Italiano
Prezzo: € 16.00
Genere: LIBRI
Pagine: 224
Formato: Brossura
Destinazione: CONGO (BRAZZAVILLE)
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Questo libro è il resoconto di un viaggio di caccia compiuto dall’autore tra l’ottobre del 1926 e il giugno dell’anno successivo. Destinazione: il Congo Belga. Obiettivi: antilopi, elefanti e bufali. Nonché la raccolta di una buona quantità di rari insetti ed altri rappresentanti della fauna africana per conto del Museo di Storia Naturale di Genova. Facile a dirsi, un po’ meno facile a farsi. Soprattutto se tra il dire e il fare c’è di mezzo l’Africa, quella vera, del clima infame, degli uragani, della dissenteria e dello sfruttamento. E soprattutto se uno ha in testa prospettive da miraggio esotico-coloniale, un po’ romantiche, un po’ oleografiche, un po’ tutto quanto vi è di falso nell’idea di un continente che è, prima di tutto, una terra realmente e implacabilmente arretrata. Ma il nostro viaggiatore, seppure giovanissimo, non è un sognatore e ha ben presenti le difficoltà dell’impresa. Eccolo quindi far buon viso a cattivo gioco di fronte alla disorganizzazione degli indigeni e alla burocrazia dei coloni, di fronte ai contrattempi, ai ritardi, alle intemperanze atmosferiche, alla imprevedibilità dei selvatici e a tutta la serie di piccoli e grossi accidenti che costituiscono l’irrinunciabile piatto forte di ogni avventura di confine. Anche se poi, insieme ai disagi, non mancheranno le soddisfazioni: venatorie, scientifiche, umane. Patrizi, il gentiluomo Patrizi, come lo definiva un giornale del ’26 annunciando proprio la sua partenza per la spedizione raccontata in questo diario, è da considerarsi uno dei più completi esploratori-naturalisti italiani della prima metà del secolo. Esploratore, aggiungeremo noi, con un’autentica vocazione da antropologo, consapevole che la cultura di una terra e di un popolo non può essere né bella, né autentica, né migliore o peggiore di altre, ma solo rappresentativa di quella terra e di quel popolo. Da questo suo diario di caccia, scritto quando il nostro autore aveva solo venticinque anni, ci viene un’immagine in cui aspetti geografici, etnologici, zoologici e geologici si compongono, come scrive nella prefazione Francesco Baschieri Salvadori, già direttore del Giardino Zoologico di Roma, in un «mosaico multidimensionale».
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